sabato 12 settembre 2026

Una ninna nanna venuta da lontano


Nonna Rochelia e Mamma Mara

Ci sono ricordi che non hanno bisogno di essere ricordati per intero. A volte è sufficiente una melodia, qualche parola rimasta sospesa nella memoria, il suono di una voce che credevamo di aver dimenticato… e, all'improvviso, ci ritroviamo bambine.

È proprio questo che accade a me quando penso a una vecchia ninna nanna che la mia dolce mamma mi cantava quando ero piccolina. Non ricordo con esattezza quando la cantasse, né riesco a ricostruire ogni momento di quelle sere, ma ricordo il suo suono. E soprattutto ricordo alcune parole che, nella mia memoria di bambina, erano rimaste così:

A ro ro michito…
a ro ro mesò…
a ro ro petasso de mi corazón…

Per tanti anni non ho saputo che cosa significassero davvero. E, a dire il vero, da bambina non mi interessava nemmeno saperlo. Quelle parole appartenevano alla voce della mamma, alle sue braccia, alla sensazione rassicurante di essere lì, al sicuro, mentre qualcuno che ci ama ci accompagna dolcemente verso il sonno.

Forse è proprio questo il bello di certi ricordi dell'infanzia: non abbiamo bisogno di comprenderli per conservarli. Ci entrano dentro attraverso i sensi, attraverso una voce, un profumo, una carezza, una canzone… e rimangono lì, in una parte del cuore dove il tempo sembra avere meno potere.

Una scoperta arrivata dopo tanti anni

Qualche tempo fa, cercando di ritrovare quella ninna nanna, ho scoperto che potrebbe trattarsi di una versione di “Arrorró, mi niño”, un'antica ninna nanna della tradizione popolare spagnola.

E così quelle parole che io ricordavo come “petasso de mi corazón” hanno finalmente trovato una forma più precisa:

Arrorró, mi niño,
arrorró, mi sol,
arrorró, pedazo
de mi corazón…

Pedazo de mi corazón” significa “pezzetto del mio cuore”, “un pezzo del mio cuore”.

E quando l'ho scoperto ho sorriso.

Perché, pensando alla mia storia, mi è sembrato che non potessero esserci parole più appropriate.

Quella ninna nanna, infatti, non apparteneva soltanto a me e alla mia mamma. Era arrivata da molto più lontano, attraversando il tempo e persino l'oceano, passando di donna in donna fino ad arrivare a me.

Prima di essere cantata dalla mia mamma, era stata cantata alla mia mamma dalla mia nonnina Rochelia, che aveva vissuto in Argentina.

E improvvisamente, attraverso una semplice melodia, mi sono ritrovata davanti a tre generazioni di donne.

La mia nonnina Rochelia.

La mia mamma Mara, Maria Luisa.

E io, bambina, stretta tra le braccia della mia mamma.

Tre donne, tre epoche diverse, tre vite diverse, unite da poche parole cantate sottovoce.

Io da piccola

Una ninna nanna arrivata fino a noi

Ho voluto ritrovare anche il testo completo di questa dolce ninna nanna popolare spagnola. Il suo linguaggio è semplice e tenero e, proprio come accade in molte filastrocche della tradizione, racconta con un pizzico di ironia i piccoli capricci di un bambino che dovrebbe dormire… ma che, naturalmente, non ne vuole proprio sapere!

Eccola nella versione che ho ritrovato:

Arrorró, mi niño

Arrorró mi niño,
arrorró mi sol,
arrorró pedazo
de mi corazón.

Este niño lindo
se quiere dormir,
y el pícaro sueño
no quiere venir.

Este niño lindo
que nació de día,
quiere que lo lleven
a la dulcería.

Este niño lindo
que nació de noche,
quiere que lo lleven
a pasear en coche.

Arrorró mi niño,
arrorró mi sol,
arrorró pedazo
de mi corazón.

È una piccola storia fatta di sonno che non arriva, desiderio di dolci e persino voglia di andare a fare un giro in carrozza. E forse proprio questa semplicità la rende così tenera.

Perché dietro quelle parole c'è, ancora una volta, una mamma che cerca di accompagnare il proprio bambino verso il sonno, mentre il piccolo, evidentemente, ha già qualche idea molto più interessante su come trascorrere la serata!

La traduzione in italiano

Per chi, come me, non conosce bene lo spagnolo, ho voluto riportare anche il significato in italiano:
Ninna nanna, mio bambino,
ninna nanna, mio sole,
ninna nanna, pezzetto
del mio cuore.

Questo bel bambino
vuole dormire,
e il birbante del sonno
non vuole venire.

Questo bel bambino
che è nato di giorno,
vuole che lo portino
al negozio di dolci.

Questo bel bambino
che è nato di notte,
vuole che lo portino
a fare un giro in carrozza.

Ninna nanna, mio bambino,
ninna nanna, mio sole,
ninna nanna, pezzetto
del mio cuore.

Mi piace pensare a tutte le mamme e le nonne che, in tempi diversi e in luoghi lontani, hanno pronunciato queste parole. Forse con la stessa dolcezza, forse con melodie leggermente diverse, forse cambiando qualche parola secondo la propria lingua o la propria tradizione.

E chissà quante bambine e quanti bambini si sono addormentati ascoltandole.

Totinho, un piccolo pezzo della mia infanzia

La mamma è volata in cielo nel gennaio del 2009, ma ci sono cose che il tempo non riesce a portare via.

La sua voce, per esempio.

O, forse, dovrei dire ciò che della sua voce è rimasto dentro di me.

Perché una voce amata non scompare davvero. Rimane in certi angoli della memoria e, qualche volta, basta una melodia per farla tornare sorprendentemente vicina.

Io ho anche un piccolo tesoro che custodisco con grandissimo affetto: un bambolotto degli anni Trenta, Minerva Germany, con la testolina in celluloide e il corpo in stoffa.

Era il bambolotto della mia mamma.

Lei lo chiamava Totò.

Io, con un pizzico di tenerezza e forse anche di fantasia, gli ho dato un nome tutto mio: Totinho.

Totò - Totinho

E sapete cosa faccio qualche volta?

Gli canto proprio quella ninna nanna.

Sì, proprio a lui.

Forse a qualcuno potrà sembrare un gesto curioso, ma per me è una piccola abitudine piena di significato. Quando canto “Arrorró, mi niño”, non sto semplicemente cantando una vecchia ninna nanna a un bambolotto.

È come se, per qualche istante, il tempo facesse un piccolo girotondo.

La ninna nanna che la mia nonnina Rochelia cantava alla mia mamma.

La ninna nanna che la mia mamma cantava a me.

E che oggi io canto ancora, piano piano, a Totinho.

E così, intorno a quella vecchia melodia, ritrovo tutte e tre.

La nonna.

La mamma.

E la bambina che sono stata.

Quello che la memoria decide di conservare

Forse è questo il meraviglioso mistero della memoria: non conserva tutto.

Anzi, spesso lascia andare moltissime cose.

Dimentichiamo date, conversazioni, dettagli, persino alcuni momenti che un tempo ci sembravano importanti. Eppure, quasi magicamente, conserva ciò che il cuore non vuole perdere.

Una voce.

Una ninna nanna.

Una carezza.

Un profumo.

Un vecchio giocattolo.

Una parola pronunciata chissà quante volte.

Le parole possono sbiadire, i volti possono diventare più lontani e gli anni possono passare, ma una melodia ascoltata tra le braccia di qualcuno che ci amava può rimanere dentro di noi per tutta la vita.

E forse non è un caso che io abbia ricordato proprio quella frase:

Pedazo de mi corazón.
Un pezzetto del mio cuore.

Perché in fondo è questo che sono i nostri ricordi più cari: piccoli pezzi della nostra storia che continuano ad abitare dentro di noi.

Non fanno rumore.

Non chiedono attenzione.

Restano lì, in silenzio, fino a quando qualcosa li richiama.

Una fotografia.

Un profumo.

Un vecchio oggetto.

Una canzone.

O magari una ninna nanna.

E allora canto ancora

Quando canto a Totinho:
Arrorró… mi niño…
pedazo de mi corazón…

mi piace pensare che, da qualche parte dentro di me, ci sia ancora quella bambina che ascoltava la voce della sua mamma.

La stessa bambina che non sapeva cosa significassero quelle parole e che forse non avrebbe mai immaginato che, tanti anni dopo, avrebbe cercato il loro significato.

E mi piace anche pensare che, attraverso quella melodia, una piccola parte della voce della mia mamma continui a viaggiare.

Dalla mia nonnina Rochelia alla mamma.

Dalla mamma a me.

E da me, chissà, forse un giorno ancora più lontano.

È una piccola eredità fatta non di cose preziose, ma di emozioni.

Di quelle che non si possono mettere in una scatola e chiudere con un nastro, ma che possiamo custodire dentro di noi e, quando ne abbiamo voglia, tornare ad aprire.

E allora, ogni tanto, canto ancora.

Canto a Totinho.

Sorrido al ricordo di quella bambina che trasformava le parole senza conoscerne il significato.

E per qualche minuto mi sembra quasi di sentire la voce della mamma.

Forse è proprio questo il dono più bello che ci fanno le persone che abbiamo amato: ci lasciano qualcosa che continua a vivere anche quando loro non sono più accanto a noi.

Perché ci sono ricordi che non abitano soltanto nella mente.

Abitano nel cuore.

E aspettano soltanto una melodia per tornare a farsi sentire.

Raffaella


31 commenti:

Anonimo ha detto...

Questi ricordi ci riportano indietro in una infanzia serena dove si era felici con poco

Raffaella Rosati ha detto...

Che parole splendide, grazie. La vera felicità dell'infanzia risiedeva proprio in quelle piccole cose capaci di riempire l'anima: una carezza, una melodia sottovoce, la sensazione di essere al sicuro. Sono felice che questo racconto ti abbia riportato a quei momenti così sereni.

Anonimo ha detto...

🌹😘♥️

Raffaella Rosati ha detto...

Grazie di cuore per questo dolcissimo pensiero 🌹😘❤️ Un abbraccio affettuoso!

Anonimo ha detto...

I genitori ci accompagnano nella nostra vita e quando se ne vanno non ci lasciano mai in realtà perché ci lasciano in eredità il loro esempio i loro gesti che riviviamo perché li facciamo nostri e ci piace ritrovarli per ricordare e per sentirli ancora vicini a noi.. Davvero bellissima questa pagina aperta al ricordo della tua mamma un pezzo di cuore grazie per aver condiviso un pezzettino del tuo vissuto 😘❤️

Roxy ha detto...

Bellissimo !!

Raffaella Rosati ha detto...

Grazie di vero cuore! Sono felice che queste parole abbiano toccato le corde del tuo animo. Un abbraccio grande!

Raffaella Rosati ha detto...

Hai descritto in modo perfetto quel filo invisibile che ci legherà a loro per sempre. È proprio così: la loro eredità non è fatta di cose materiali, ma vive nei nostri gesti quotidiani, nelle parole che ripetiamo e in quelle melodie che ci portiamo dentro. Ritrovarli in questi piccoli dettagli è il modo più dolce per sentirli ancora vicini, a un passo dal cuore. Ti ringrazio tantissimo per aver accolto con così tanta delicatezza questo pezzettino del mio vissuto. Ti mando un abbraccio immenso! ❤️

Anonimo ha detto...

Raffaella cara meraviglioso racconto. Grazie per averlo condiviso. È vero spesso il passato torna con una canzone, un profumo, una situazione. E questi tuoi ricordi mi hanno fatto pensare a come era la mia mamma. Grande emozione 😘

Anonimo ha detto...

❤️

Anonimo ha detto...

❤️

Anonimo ha detto...

La mamma, la parola più bella del mondo!
Io non mi ricordo molto dalla mia infanzia ma mi ricordo le ninne ninne che cantavo ai miei figli. Non lo so se si ricordano, forse mia.madre le cantava ai ragazzi quando mi aiutava?
I miei ricordi di mia madre sono teneri, se si.puo dire così. Mi ricordo il promo giorno della scuola. Mi ha fatto conoscere Monica, la bambina che è diventata la mia amica per tutto il.tempo della scuola. Lei era la figlia della amica di mia madre.
Tutti abbiamo tanti ricordi e quando loro non ci sono più ci rendiamo conto che nessuno ci amava come ha fatto lei.
Ci mancano le nostra mamme, ci manca l'amore, l'abbraccio, la voce, TUTTO!!
Elisabetta

Anonimo ha detto...

Ciao cara Raffy, che emozione leggere un po della tua vita quella dei ricordi più belli perché se ti ricordi la ninna nanna che la tua mamma ti cantava vuol dire che è un ricordo importantissimo che si nasconde nel angolo più profondo del tuo cuore e sei riuscita a unire i pezzi, questa mi ricorda quella frase che dice...non lasciare mai andare la bambina che c'è in noi e tu con quello che hai scritto ne è la prova, grazie di cuore per renderci partecipi dei tuoi ricordi, un grande abbraccio con affetto..
Nina

Anonimo ha detto...

Che meraviglia Raffaella.. non immagini che tuffo nei ricordi hai risvegliato. Riporto qui quello che ho scritto nel tuo blog.
I ricordi non sono fotografie fisse nel tempo, ma fili sottili che collegano ieri ad oggi. Non servono a riportarci indietro, ma a farci portare avanti ciò che abbiamo vissuto: il calore di un sorriso, la dolcezza di un abbraccio, il coraggio ricevuto, profumo di un estate, la voce l'odore di chi abbiamo amato. Ogni ricordo è un piccolo bagliore nel presente che a volte illumina, a volte punge, ma sempre ci ricorda che la nostra vita è stata piena, e che ciò che amiamo e abbiamo amato, continuerà a vivere dentro di noi. I ricordi non hanno età. Ci accompagnano, ci sorprendono, ci danno la posibilità di ritrovare ciò che pensavamo perduto. A volte bastano poche note di una canzone per far saltare fuori i ricordi. Quel sottofondo musicale che accompagnava le emozioni di allora e che adesso, ripensandoci, mi fa sorridere. I miei ricordi di bimba mi riportano ad una nonna materna che mi ha cresciuta, e ad un papà musicista che mi regalava tutto il tempo che poteva ritagliare dal suo doppio lavoro: operaio di giorno su turni e “raccontanote” (come lo chiamavo io) di notte. Loro non sono più qui. Mamma é il generale che ancora dirige. Per me la mia nonna è ancora lì, seduta in poltrona, 150 centimetri di forza, carattere, amore e dignità. I capelli, da castani erano diventati grigi , raccolti in uno chignon, fermati dalle mitiche “forcine”e da un pettinino di tartaruga, al collo portava una catena antica con un pendente e dentro al polso del golfino l’immancabile fazzoletto. Mia nonna è ancora questa e a volte viene a trovarmi, a vedere come sto, perché noi non possiamo andare dove sono loro, ma loro tornano dove noi siamo. Nei ricordi che ho di lei é giovane e forte, mi tiene sulle sue ginocchia e mi racconta la favola del cavallo e del cane. Mia nonna mi guardava come si guarda una strada che torna sempre. Mi chiamava “sfrittola ricca”, e rideva. Ricca di che, non lo sapeva nemmeno lei. Forse di passi, forse di notti che non finiscono mai, forse di quella fame di mondo che non sa star ferma. Con lei parlavo piano, che le parole le arrivavano più giuste quando non facevano rumore.
Mi teneva d’occhio come si tengono i bambini grandi, lasciandoli andare, senza perderli mai. Nonna Agata era una casa che non chiudeva. Una porta aperta, un piatto caldo, uno sguardo che ti fa stare in piedi anche quando cadi male. Ogni tanto sento ancora la sua voce. Mi dice vai, ma torna intera. E io ci provo, con quel poco e quel tanto che mi porto addosso. Il resto lo fa lei, da qualche parte tiene ancora accesa la luce quando rientro tardi. E mette su il caffè. Quello che ancora oggi faccio quando una persona entra nella mia casa .
Grazie per aver condiviso questo pezzetto della tua vita cara Raffaella 🤗🥰😍😘
Lina (Music Land)

Anonimo ha detto...

Carissima Raffaella grazie di cuore per aver condiviso con noi parte del tuo vissuto da bambina. Il tuo racconto è meraviglioso e pieno di belle emozioni. I nostri cari, che non sono presenti fisicamente su questa Terra, si manifestano sempre ma purtroppo noi non sempre riusciamo a captare la loro "presenza" e gli insegnamenti che ci portano. Invece tu Raffaella, grazie alla tua sensibilità, sei riuscita a captare e finalmente hai confermato il significato della canzone che ti cantavano da bambina ( significato che la tua Anima conosceva già). Ritornare ogni tanto bambini è la terapia migliore per ognuno di noi, perché non solo ci riporta questi meravigliosi ricordi, ma ci "insegna" che i sentimenti vanno accolti e ascoltati e non per forza dobbiamo cercare di dare loro una spiegazione o "traduzione". Complimenti e ti mando un abbraccio affettuoso cara Raffaella. Irida

Raffaella Rosati ha detto...

Grazie di cuore, cara omonima! È proprio così: il passato ha questi canali magici, fatti di note e profumi, che annullano ogni distanza. Sono immensamente felice che il mio racconto ti abbia regalato questa dolce emozione e ti abbia riportato per un attimo tra le braccia della tua mamma. Ti mando un abbraccio affettuoso!

Raffaella Rosati ha detto...

Cara Elisabetta, le tue parole mi hanno commossa. Che meraviglia il ricordo del primo giorno di scuola e del dono dell'amicizia con Monica! Anche se la memoria dell'infanzia a volte è sfocata, le ninne nanne che hai cantato ai tuoi figli sono un'eredità d'amore che resta impressa nella loro anima, proprio come è successo a me. Hai ragione: l'amore di una madre è unico e la loro mancanza si fa sentire in ogni piccola cosa. Ma finché ricorderemo i loro abbracci e la loro voce, loro saranno sempre qui. Grazie infinite per aver aperto il tuo cuore. Un abbraccio immenso!

Raffaella Rosati ha detto...

Ciao Nina cara, grazie per questo commento così affettuoso. Hai colto un punto fondamentale: custodire la bambina che c'è in noi è l'unico modo per mantenere il cuore giovane e aperto alla meraviglia. Riuscire a unire i pezzi di quella ninna nanna dopo tanti anni è stato come ritrovare una chiave segreta. Grazie di cuore per aver camminato accanto a me in questo ricordo e per il tuo grandissimo affetto. Ricambio l'abbraccio con tutto il cuore!

Raffaella Rosati ha detto...

Cara Lina, sono io che ringrazio te. Il tuo commento non è un semplice messaggio, è un racconto di pura poesia che impreziosisce il mio blog. Mi sembra quasi di vederla, la tua splendida Nonna Agata: i suoi 150 centimetri di dignità, lo chignon con le forcine, la sua poltrona e quella favola del cavallo e del cane. E che dire del tuo papà "raccontanote"? Persone così non se ne vanno mai davvero; continuano a tenere la luce accesa per noi e a mettere su il caffè. La tua casa, aperta all'accoglienza proprio come la sua, è la prova che il loro amore continua a vivere attraverso i tuoi gesti. Grazie per aver donato questa perla così intima al mio Giardino Interiore. Ti abbraccio fortissimo, con immensa gratitudine

Raffaella Rosati ha detto...

Carissima Irida, ti ringrazio per la profondità delle tue parole. Hai espresso un concetto bellissimo: la nostra anima conosce già il significato profondo delle cose, ben prima che la mente trovi una traduzione. Ritornare bambini è davvero una terapia per lo spirito, un modo per ricordarci di ascoltare i sentimenti senza per forza dover razionalizzare tutto. Grazie per aver colto con così tanta sensibilità l'essenza del mio racconto e per i tuoi complimenti che mi scaldano il cuore. Un abbraccio affettuoso anche a te!

Raffaella Rosati ha detto...

Grazie di cuore per questo bellissimo segno d'affetto. Ti abbraccio forte!

Raffaella Rosati ha detto...

Grazie di cuore per aver lasciato il cuoricino, in segno d'affetto. ❤️

Maria grazia ha detto...

Cara Raffaella anche le tue parole, quando accarezzi il cuore così delicatamente, sono di un contenuto e spessore molto particolare… grazie x le emozioni che generi con queste parole ! Momenti indimenticabili di spiccata tenerezza .

Anonimo ha detto...

Cara Raffaella, è sempre un piacere leggere le tue riflessioni e stati d'animo. Sono pregevoli i pensieri che hai dedicato ai ricordi della tua infanzia, serena e felice, anche per le amirevoli ninne a te profuse dalla mamma e dalla nonna. Le hai i descritte così bene che appaiono subito gioiose, sublimi e commoventi. E siccome, per tante ragioni, non tutti hanno potuto vivere quelle belle esperienze, ti sono immensamente grato per averle condivise con tutti noi lettori.
Un grande abbraccio. Franco Marcucci.

Anonimo ha detto...

Ciao carissima Raffy il mio messaggio si è perso lungo la via appena posso ti scrivo

Piera L. ha detto...

Ciao carissima mi hai commosso per le belle parole che racconti bravissima ❤️❤️

Raffaella Rosati ha detto...

Maria Grazia grazie di vero cuore per queste parole così belle e generose. Sapere che i miei pensieri sono riusciti ad accarezzare il tuo cuore e a regalarti un momento di profonda tenerezza è per me il dono più grande. Scrivere significa proprio questo: creare un ponte fatto di emozioni condivise. Ti mando un abbraccio affettuoso e luminoso!

Raffaella Rosati ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Raffaella Rosati ha detto...

Caro Franco, ti ringrazio infinitamente per la tua squisita sensibilità e per aver colto l'essenza profonda del mio racconto. Le tue parole mi toccano il cuore: hai perfettamente ragione, non tutti purtroppo hanno avuto la fortuna di vivere un'infanzia cullata da queste dolci melodie. Proprio per questo ho sentito il desiderio profondo di aprire la porta dei miei ricordi e condividerli, sperando che quel calore e quella serenità potessero diventare un po' di tutti noi lettori. Grazie per la tua costante e preziosa presenza nel mio Giardino Interiore. Un grande abbraccio a te!

Raffaella Rosati ha detto...

Ciao carissima! Non preoccuparti affatto, la tecnologia a volte fa questi piccoli scherzi, ma l'importante è che tu sia passata di qui. Prenditi tutto il tempo che ti serve: io sono qui ad aspettarti a braccia aperte nel nostro Giardino, pronta a leggere il tuo pensiero appena potrai. Ti mando un bacio grande e un abbraccio affettuoso

Raffaella Rosati ha detto...

Ciao di cuore! Sapere di averti commosso mi emoziona a mia volta e mi fa capire che quelle parole, nate dall'anima, sono arrivate a destinazione nel modo più puro. Grazie infinite per il tuo affetto e per aver condiviso con me questo momento di dolcezza. Ti stringo in un grande e caloroso abbraccio!