Cari amici del Giardino Interiore,
riprendiamo il nostro viaggio. Vi ho lasciato con il ricordo della gioia pura e spontanea dei miei primi passi in radio, guidati dall'amore e non dall'ambizione.
La verità è che ogni passione autentica, se ascoltata a lungo e nutrita con cura, a un certo punto non si accontenta più solo della spontaneità: chiede di essere onorata attraverso lo studio e l'impegno.
❀ ❀ ❀
In quegli anni, accanto a questa passione, la mia vita ha seguito anche un altro sentiero. Mi sono laureata in Giurisprudenza mossa, prima di tutto, dal mio innato e profondo senso di giustizia. Non ho scelto questa facoltà con l'idea predefinita di intraprendere la carriera legale, quanto piuttosto per il semplice, puro amore dello studio e per seguire una sorta di tradizione familiare, visto che entrambi i miei genitori avevano scelto quella strada.
Fu solo dopo aver completato il mio percorso accademico che sentii, con forza ancora maggiore, il bisogno di tornare alla mia vera essenza: comprendere meglio la mia voce, affinarla, rispettarne la complessità e il potenziale. Ho seguito corsi di dizione, recitazione e doppiaggio, trasformando l'ammirazione di un tempo in studio attivo, ascoltando con attenzione maniacale i professionisti della radio e del doppiaggio televisivo per carpirne ogni segreto.
In quel periodo della mia vita, che ho vissuto con grande entusiasmo, imparai una lezione preziosa: che la comunicazione non passa solo dalle parole in sé, dal loro significato letterale, ma, in modo ben più potente, dal modo con cui vengono pronunciate. Imparai l'arte del tono, la magia del ritmo, il peso eloquente delle pause. Capii che una voce può accogliere, rassicurare, o emozionare, a prescindere dal messaggio, semplicemente attraverso la sua melodia intrinseca.
❀ ❀ ❀
Nel tempo ho avuto l'opportunità di dar voce alla mia passione in svariate forme presso alcune emittenti della Capitale: che si trattasse di conduzioni in diretta, approfondimenti in rubriche dedicate, interviste o spot pubblicitari, ogni ruolo era un'emozione autentica. Erano anni di pura adrenalina, vissuti al massimo, con un entusiasmo contagioso che non passava inosservato. Ogni esperienza era un tassello che si aggiungeva al mosaico: nulla era definitivo, ma tutto era intensamente formativo. I miei colleghi, scherzando sulla mia inesauribile energia e sul mio perenne stato di grazia, mi avevano affibbiato il soprannome affettuoso di "Friccicarella", un nomignolo che accoglievo con gioia perché descriveva perfettamente il mio stato d'animo: pimpantissima, entusiasta, al settimo cielo ogni giorno, per la fortuna di fare ciò che amavo.
Come speaker, la mia priorità era mantenere alto il coinvolgimento attraverso una conduzione che alternava news, curiosità ed interviste. La programmazione musicale non era casuale, ma seguiva una logica di palinsesto precisa: le hit del momento garantivano l’energia attuale, mentre i successi storici venivano inseriti in momenti chiave della giornata. Questa alternanza, programmata con orari certi, mi permetteva di fidelizzare l'ascolto e dare un’identità chiara e ordinata alla trasmissione.
L'esperienza per me più bella in campo radiofonico è stata Radioroma, un vero pezzo di storia della Capitale. Lavorare lì significava respirare la storia della prima radio privata della città, nata nel lontano 1975: un luogo iconico dove la passione per l'etere si fondeva con le radici della radiofonia romana.
Di quel periodo in radio riaffiorano alla mia mente tantissimi ricordi, specialmente quelli divertenti legati ai colleghi. Uno su tutti mi fa ancora sorridere: i conduttori dei programmi sportivi, notando la mia folta chioma riccia e castano chiaro, scherzando dicevano che ero la perfetta reincarnazione del leone-simbolo della Metro-Goldwyn-Mayer. Fu così che, per gioco, prestai la mia voce per annunciare l'inizio dei loro programmi sportivi, un aneddoto che racchiude bene lo spirito leggero e goliardico che si respirava in quegli studi.
Volando indietro nel tempo, ai giorni passati in quegli studi radiofonici, l'aspetto che porto nel cuore con maggiore tenerezza è il legame che si era creato con chi mi ascoltava. Il mio ruolo era diventato, quasi senza accorgermene, quello di una "voce amica".
L'etere ha un potere magico: abbatte le distanze fisiche e crea una vicinanza emotiva sorprendente. Gli ascoltatori mi chiamavano in studio non solo per chiedere un brano o per partecipare a un gioco, ma per il puro piacere di scambiare due chiacchiere, per condividere un pensiero, a volte una confidenza. Si era instaurato un rapporto di compagnia, un'intimità confidenziale che andava oltre il microfono e le cuffie.
La cosa più emozionante avveniva quando il rapporto via etere si materializzava: alcune persone hanno voluto superare la barriera della radio e sono venute a trovarmi di persona negli studi. Incontrare i volti dietro quelle voci amiche, stringere loro la mano o ricevere un abbraccio, ha reso tangibile e ancora più prezioso quel legame invisibile che avevamo costruito giorno dopo giorno sulle frequenze. Ogni loro storia, ogni risata, ogni momento di condivisione, mi ha confermato che la radio, quando è fatta con il cuore, è molto più di un semplice mezzo di comunicazione: è un luogo di incontro, di calore umano e di vera connessione emotiva.
Ricordo con un sorriso che la gestione della diretta richiedeva una costante e divertente attenzione, perché a volte capitava di essere "on air" (ovvero in diretta, con il microfono aperto e la voce trasmessa a tutti gli ascoltatori) senza rendersene conto, magari scambiando una battuta con il fonico mentre la musica sfumava! Quei piccoli, involontari "fuori onda" (una conversazione privata che finiva in diretta per un attimo di distrazione) venivano gestiti sul momento con grande spontaneità e simpatia. Lungi dall'essere un problema, questi imprevisti rendevano l'atmosfera ancora più autentica e divertente: gli ascoltatori adoravano questi siparietti non previsti, l'esperienza radiofonica diventava ancora più umana e genuina, rafforzando ulteriormente il nostro legame di complicità.
❀ ❀ ❀
Verso la fine degli anni '90 ho colto al volo un'opportunità inaspettata: Telesimpaty, un'emittente televisiva di Roma, mi ha proposto di condurre un notiziario locale. È stato l'inizio di una nuova avventura, un banco di prova stimolante che richiedeva un approccio diverso e decisamente più rigoroso rispetto alla spontaneità radiofonica.
In radio, la voce era l'unica protagonista, uno strumento malleabile con cui creare mondi invisibili, dove potevo permettermi di chiudere gli occhi e "vedere" gli ascoltatori. La TV, invece, imponeva una presenza totale: l'adrenalina saliva alle stelle non appena mi sedevo sotto quei faretti caldi, le mani mi sudavano, e l'ansia di essere "vista" si sommava a quella di essere "ascoltata".
Inizialmente la sfida era quasi insormontabile. Non c'era un gobbo elettronico a facilitarmi il compito, ma solo i fogli di carta che tenevo saldamente nelle mani, con le notizie che avevo preparato io stessa. Leggevo inquadrata dalle telecamere, cercando di essere il più naturale possibile, ma era un'impresa che richiedeva una concentrazione incredibile e una coordinazione innaturale dovendo gestire in continuazione lo sguardo che passava dalle righe scritte all'obiettivo della telecamera. In radio potevo permettermi un'interpretazione più libera; in TV dovevo gestire la pressione dei riflettori, controllare ogni muscolo del viso, ogni movimento delle mani, lottare per mantenere quel filo invisibile di intimità con chi mi guardava.
Per il mio debutto, in un impeto di ingenua audacia, indossai un tailleur lilla, un colore che mi fu sussurrato essere un antico presagio nefasto per l'etere. Ma non potevo tirarmi indietro, non avevo alternative: gli abiti non venivano forniti dall'emittente.
Ci sono momenti nella vita che restano impressi nel cuore non per la loro importanza storica, ma per la loro pura, semplice umanità, per la loro capacità di ricordarci che siamo, prima di tutto, persone, al di là del ruolo che ricopriamo. Uno di questi momenti è legato proprio a quel mio percorso professionale in TV, al mio battesimo del fuoco con l'imprevedibilità della professione.
Ero in onda, in diretta e conducevo il notiziario. L'adrenalina scorreva nelle vene, la concentrazione era totale, rivolta verso la telecamera. In quei momenti esisti solo tu e la notizia che stai per dare, immersa in una bolla di serietà e rigore assoluto.
E poi, la vita irrompe. Non un crollo, non un errore tecnico, ma il tocco delicato di una foglia. Proprio dietro di me, fuori campo visivo ma a portata di sensazione, qualcuno stava posizionando una grande pianta per abbellire lo studio. E, nel trambusto silenzioso del dietro le quinte, un ramo ha deciso di fare amicizia con la mia acconciatura.
Ho sentito un leggero, quasi impercettibile, solletico sul collo. Un tocco gentile, vivo, inaspettato, mentre stavo parlando di cose serissime, di cronaca. È stato un attimo, ma nel mio cuore si è scatenato un piccolo, tenero conflitto: la rigidità del ruolo contro la tenerezza dell'imprevisto.
Ho mantenuto la mia compostezza esteriore, il volto impassibile, la voce ferma. Ma dentro di me, ho sorriso. Ho sorriso alla bellezza di quel momento, alla vita che si fa strada anche nel set più ingessato. Mi ha ricordato che dietro le luci e le telecamere, c'è sempre un mondo che respira, che si muove, che a volte, con leggerezza, ti accarezza i capelli con una foglia verde.
È un ricordo che mi porto dentro con affetto, un piccolo segreto tra me, la pianta e il pubblico che forse non ha notato nulla. Un episodio che mi ha insegnato la grazia dell'imperturbabilità, ma anche l'importanza di non dimenticare mai la poesia del momento, anche quando la realtà irrompe in diretta TV.
Di questo periodo conservo momenti preziosi. Grazie ai miei genitori, che mi seguivano con affetto da casa, ho ancora gelosamente custodite le videocassette che mi hanno immortalata. Rivederle oggi mi riempie di dolce nostalgia. Loro purtroppo non ci sono più, ma il ricordo della loro gioia nel vedermi realizzare i miei sogni nel cassetto rimane indelebile nel mio cuore.
Il mio viaggio non si ferma qui! A volte la vita ci riserva sorprese, indicandoci nuovi percorsi dove la nostra passione può fiorire e, soprattutto, donarsi agli altri.
❀ ❀ ❀
Questo post è il terzo capitolo della serie «La mia storia con la voce».
Prossimamente: La Parte 4 sarà disponibile il 21 Febbraio 2026
Inizio dell'articolo: Parte 1 - Quando una voce accende un sogno



