Cari amici del Giardino Interiore,
negli ultimi tempi mi sono ritrovata a riflettere su una convinzione che, forse senza accorgercene, accompagna molti di noi.
È quella voce sottile che ogni tanto ci sussurra che dovremmo essere migliori, più forti, più capaci... semplicemente perfetti per meritare l'affetto degli altri.
Mi sono chiesta quante volte anch'io abbia ascoltato quella voce.
E, se devo essere sincera, credo più di quanto avrei voluto.
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Non so se capita anche a voi, ma ci sono giorni in cui mi accorgo di essere molto più indulgente con le persone che amo di quanto non lo sia con me stessa.
Se un'amica commette un errore, il mio primo impulso è comprenderla.
Se una persona cara attraversa un momento difficile, cerco subito parole che possano incoraggiarla.
Quando invece sono io a sbagliare, il dialogo interiore cambia tono.
Diventa più severo.
Più esigente.
Come se pretendessi da me una perfezione che non chiederei mai a nessun altro.
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Con il tempo ho iniziato a domandarmi da dove nascesse questa esigenza.
Forse è cresciuta lentamente, durante gli anni.
Forse è nata dal desiderio di sentirmi apprezzata.
Forse da qualche delusione che mi ha fatto credere di non essere abbastanza.
Oppure semplicemente dal mondo in cui vivo, che spesso sembra premiare chi appare sempre forte, efficiente e senza esitazioni.
E così, quasi senza rendermene conto, inizio a rincorrere un'immagine ideale di me stessa.
Un'immagine che, però, continua ad allontanarsi ogni volta che penso di averla raggiunta.
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Una delle cose che la vita mi sta insegnando è che il nostro valore non cambia ogni volta che commettiamo un errore.
Non aumenta quando riceviamo un complimento.
Non diminuisce quando qualcuno ci critica.
Il nostro valore non dipende da quanto riusciamo a fare.
Esiste già.
Forse il cammino più importante non consiste nel diventare perfetti.
Consiste nell'imparare, giorno dopo giorno, a riconoscere il valore che abbiamo sempre avuto.
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Naturalmente questo non significa rinunciare a crescere.
Anzi.
Credo che migliorarsi sia una delle forme più belle di amore verso se stessi.
La differenza, però, sta nella motivazione.
Possiamo cambiare perché ci sentiamo sbagliati.
Oppure possiamo cambiare perché ci vogliamo bene.
Sono due strade molto diverse.
La prima nasce dalla paura.
La seconda nasce dall'amore.
E io, ogni volta che posso, cerco di ricordare a me stessa quale delle due desidero percorrere.
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Osservando le persone che incontro nella mia vita, mi sono accorta di una cosa: quelle più generose, più sensibili, più attente agli altri, sono spesso anche quelle che dubitano maggiormente di se stesse.
Come se un cuore grande facesse più fatica a riconoscere il proprio valore.
E questa è una riflessione che ogni volta mi commuove.
Perché mi ricorda quanto tutti noi abbiamo bisogno, qualche volta, di guardarci con occhi più gentili.
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Mi piace pensare che non siamo chiamati a essere impeccabili.
Siamo chiamati a essere autentici.
Ad avere il coraggio di dire:
"Oggi sono stanca."
"Ho bisogno di una mano."
"Ho sbagliato."
"Non riesco a fare tutto."
Per tanti anni ho pensato che queste parole fossero un segno di debolezza.
Oggi le considero un gesto di sincerità.
Ed è proprio nella sincerità che, spesso, nascono gli incontri più veri.
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Ho imparato anche un'altra cosa: chi ci accoglie sul serio, ci accetta così come siamo. Possiamo presentarci con i nostri giorni luminosi e con quelli più faticosi, con le nostre certezze e con le nostre fragilità, e continuiamo a sentirci voluti bene.
Forse è questa una delle forme più belle dell'amore!
Sentirci accolti senza dover continuamente meritare quel posto nel cuore di qualcuno.
Questo credo sia uno dei doni più preziosi che possiamo ricevere!
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Ogni tanto mi fermo e mi rivolgo una domanda molto semplice.
Parlerei a una persona che amo con le stesse parole che, qualche volta, rivolgo a me stessa?
La risposta è quasi sempre no.
Ed è proprio da quella risposta che cerco di ripartire.
Provo a sostituire il giudizio con un po' più di comprensione.
La fretta di correggermi con la pazienza di conoscermi meglio.
Perché credo che anche noi meritiamo quella gentilezza che sappiamo donare così facilmente agli altri.
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Mi capita spesso di osservare i bambini.
Cadono.
Piangono.
Si rialzano.
Provano ancora.
Non pensano di valere meno perché hanno sbagliato.
Semplicemente continuano a imparare.
Forse, crescendo, dimentichiamo questa naturalezza.
Iniziamo a credere che un errore possa definire chi siamo.
Un errore racconta soltanto un momento della nostra storia.
Non racconta il nostro valore.
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Forse la vita non ci chiede di essere perfetti.
Ci chiede di essere veri.
Di imparare.
Di ricominciare.
Di chiedere scusa quando serve.
Di accogliere anche i nostri limiti senza lasciare che siano loro a definire chi siamo.
Perché la nostra dignità non nasce da ciò che riusciamo a fare.
Nasce semplicemente dal fatto che esistiamo.
Ed è una verità che sto imparando ad abitare con sempre maggiore serenità.
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Prima di salutarvi, vorrei lasciarvi una piccola domanda.
C'è stato un momento della vostra vita in cui avete smesso di rincorrere la perfezione?
Oppure state ancora imparando, giorno dopo giorno, ad accogliervi con maggiore dolcezza?
Se vi farà piacere, raccontatemelo nei commenti.
Mi farà davvero piacere leggere le vostre esperienze.
Credo che, condividendo con sincerità anche le nostre fragilità, possiamo aiutarci a ricordare una verità semplice, ma preziosa: nessuno di noi deve essere perfetto per essere degno d'amore.
Raffaella
