venerdì 29 agosto 2025

Imparare ad ascoltare senza giudizio

 

“Il primo dovere dell’amore è ascoltare.”
(Paul Tillich)

Questa frase, così semplice e intensa, mi ha ispirato a riflettere sul valore dell’ascolto autentico, un dono raro e prezioso che ognuno di noi può imparare a coltivare.

Viviamo in un mondo dove tutti parlano, scrivono, condividono: spesso sentiamo più voci sovrapposte che silenzi accoglienti. Eppure, nel profondo del cuore, ciascuno di noi desidera una cosa molto semplice: essere ascoltato. Non giudicato, non corretto, non interrotto, ma semplicemente accolto.

Ascoltare senza fretta

Ascoltare davvero significa fermarsi, mettere da parte le nostre ansie e i nostri pensieri, e aprire un varco interiore per l’altro. Non è facile, perché siamo abituati a rispondere più che ad ascoltare, a preparare repliche invece che ad accogliere parole.

“Molti non ascoltano con l’intento di comprendere, ma con l’intento di rispondere.”
(Stephen R. Covey)


Quante volte ci sorprende questo atteggiamento in noi stessi! Eppure, l’ascolto autentico non è un esercizio di rapidità mentale, ma un atto di pazienza e di umiltà.

Il cuore dell’ascolto

Ascoltare non riguarda solo le orecchie: riguarda il cuore. È un atto interiore, non soltanto un gesto esteriore. Quando qualcuno si sente ascoltato profondamente, percepisce che la sua vita ha valore, che le sue parole non cadono nel vuoto.

“Essere ascoltati è così vicino all’essere amati che per la maggior parte delle persone le due esperienze sono quasi indistinguibili.”
(David Augsburger)

Forse è proprio questo il segreto: ascoltare significa amare in silenzio.

Il giudizio che separa

Spesso crediamo di ascoltare, ma in realtà stiamo giudicando. Interiormente classifichiamo, confrontiamo, etichettiamo ciò che l’altro dice. Ma il giudizio crea distanza, mentre l’ascolto autentico crea vicinanza.

“Non giudicate, e non sarete giudicati.”
(Vangelo di Luca, 6:37)

L’ascolto libero dal giudizio diventa allora una forma di misericordia: lasciamo che l’altro sia semplicemente se stesso, senza dover dimostrare nulla, senza dover temere condanne.

Il silenzio che accoglie

Per ascoltare, occorre amare il silenzio. Non il silenzio freddo dell’indifferenza, ma quello caldo dell’attesa, del rispetto, della disponibilità.

“Il silenzio è un amico che non tradisce mai.”
(Confucio, ma accolto e meditato anche da molti pensatori occidentali)

Il silenzio interiore è lo spazio che ci permette di non riempire subito i vuoti con le nostre parole, ma di lasciare che l’altro trovi da sé la propria voce.

Ascoltare se stessi

Non possiamo davvero ascoltare gli altri, se prima non impariamo ad ascoltare noi stessi. Troppo spesso corriamo, ci distraiamo, ci sommergiamo di attività per non sentire quel che accade dentro.

“Dentro di noi vi è una voce che non smette mai di parlarci: occorre imparare a farle spazio.”
(Rainer Maria Rilke)

Ascoltare se stessi non significa chiudersi nell’egoismo, ma riconoscere i propri bisogni, le proprie ferite, le proprie speranze. Solo così potremo aprirci davvero agli altri.

L’ascolto come cura

Molte ferite non hanno bisogno di soluzioni immediate, ma solo di essere accolte. Ci sono dolori che non si risolvono con consigli, ma con la presenza.

“Quando qualcuno che amiamo soffre, spesso non abbiamo bisogno di parole, ma di silenzio e di mani che stringono.”
(Henri Nouwen)

L’ascolto diventa allora balsamo, perché offre compagnia al dolore e restituisce dignità a chi lo vive.

Ascoltare il non detto

L’ascolto autentico non si ferma alle parole. È attenzione ai gesti, ai silenzi, agli sguardi. È percepire ciò che rimane sospeso nell’aria e che chiede di essere accolto senza forzature.

“Ciò che più conta è spesso invisibile agli occhi.”
(Antoine de Saint-Exupéry)

Molte volte l’altro non ci chiede risposte, ma solo di stare accanto e riconoscere il suo sentire.

L’ascolto come dono reciproco

Ascoltare senza giudizio è un atto di amore, ma è anche un dono che riceviamo. Perché nell’ascoltare impariamo qualcosa di noi, scopriamo nuove prospettive, allarghiamo il cuore.

“La verità nasce sempre dall’ascolto sincero dell’altro.”
(Thomas Merton)

Ogni incontro diventa così un ponte che ci arricchisce entrambi.

Un piccolo racconto

Mi torna alla mente un breve racconto.
Un giovane andò da un saggio per chiedergli consiglio. Parlò a lungo, esponendo i suoi dubbi e le sue preoccupazioni. Il saggio lo guardava in silenzio, senza interrompere. Quando il giovane ebbe finito, gli chiese:
“Perché non mi rispondi?”
Il saggio sorrise e disse:
“Perché tu avevi bisogno di ascoltare te stesso, non di ascoltare me.”
Quante volte accade che solo grazie a un ascolto autentico, l’altro riesca a trovare dentro di sé la risposta che cercava!

Conclusione

L’ascolto autentico è imparare ad accogliere senza giudizio, a fare spazio con amore, a lasciare che l’altro si senta libero di essere. È uno degli atti più semplici e al tempo stesso più rivoluzionari che possiamo compiere.

“Ascoltare veramente significa rinunciare per un istante a se stessi, per far posto all’altro.”
(Simone Weil)

Che ciascuno di noi possa imparare, giorno dopo giorno, a donare questo ascolto: silenzioso, attento, rispettoso. Perché in esso si custodisce la possibilità di incontri veri e di relazioni profonde.

lunedì 18 agosto 2025

Senza maschere: il valore della sincerità


Essere sinceri non significa dire tutto ciò che pensiamo, ma non dire mai il contrario di ciò che pensiamo.
(André Gide)

Con questa significativa citazione desidero aprire il mio nuovo post “Senza maschere: il valore della sincerità”, che rappresenta un tema fondamentale della nostra crescita personale e relazionale. La sincerità è infatti la base del rispetto: verso noi stessi, perché non tradiamo la nostra coscienza, e verso gli altri, perché non li inganniamo.

La sincerità verso se stessi

La sincerità nasce dentro di noi, come atto di coraggio. Essere sinceri con se stessi significa riconoscere la propria verità, senza nascondersi dietro maschere o illusioni.

Molto spesso, per paura del giudizio o per conformismo, fingiamo di stare bene, di essere forti, di avere risposte a tutto. Ma questa mancanza di sincerità interiore ci priva di energia e serenità.

Non ingannare te stesso: l’uomo che mente a se stesso e ascolta le proprie menzogne giunge al punto di non poter distinguere la verità né dentro di sé né intorno a sé.
(Fëdor Dostoevskij)

Questa riflessione di Dostoevskij ci ricorda che l’autenticità interiore è la chiave per una vita più limpida e coerente.

La sincerità nelle relazioni

Essere sinceri con gli altri è un atto di rispetto e di amore. Non significa dire tutto ciò che ci passa per la mente, senza filtro o misura: quella sarebbe brutalità. Significa invece comunicare ciò che è essenziale, con delicatezza e verità.

Dì la verità con amore.
(San Paolo)

Le parole sincere, pronunciate con cuore puro, hanno un potere liberatorio. Anche se talvolta feriscono nell’immediato, creano un terreno solido su cui costruire relazioni autentiche. Al contrario, la menzogna, anche se detta per comodità, lascia sempre un’ombra tra le persone.

Le maschere e il coraggio di toglierle

A volte indossiamo maschere per apparire diversi da ciò che siamo, nel timore di non essere accettati. Ciò che però può sembrare una protezione si trasforma in una prigione.

Meglio essere odiati per ciò che si è, che essere amati per ciò che non si è.
(André Gide)

La sincerità, al contrario, ci restituisce respiro. È come togliersi un abito stretto e sentire finalmente libertà e leggerezza. Esporsi può far paura, ma la libertà che ne deriva è impagabile.

Sincerità e libertà

Un cuore sincero è un cuore libero. Non porta il peso della finzione, non deve ricordare menzogne, non teme smascheramenti.

La verità vi farà liberi.
(Vangelo di Giovanni, 8:32)

Questa libertà interiore è la più preziosa: non sempre conduce all’approvazione esterna, ma porta con sé la pace della coscienza. La sincerità è quindi un cammino di libertà, dignità e pace interiore.

La sincerità come dono reciproco

Ogni relazione autentica si fonda sulla sincerità: amicizia, amore, collaborazione. Non c’è fiducia senza verità.

La sincerità è la base di ogni virtù.
(Samuel Johnson)

Quando siamo sinceri con chi ci sta accanto, diciamo in realtà: “Ti rispetto, ti riconosco degno della mia verità.

E così costruiamo legami solidi e trasparenti, nei quali possiamo sentirci accolti per ciò che siamo davvero.

La sincerità come cammino quotidiano

La sincerità non è una conquista definitiva, ma una pratica continua. È fatta di piccoli gesti quotidiani: riconoscere un errore, avere il coraggio di dire un “no” autentico, non tradire le proprie convinzioni per paura.

Una verità detta con cattiva intenzione supera tutte le menzogne inventate.
(William Blake)

Questa frase ci ricorda che non basta dire la verità: è necessario farlo con cuore puro, senza secondi fini. È lì che si gioca il valore della sincerità.

Conclusione

La sincerità è rispetto di sé e degli altri, radice di fiducia e seme di libertà. Non ci rende perfetti, ma ci rende veri. E la vita, con le sue gioie e le sue difficoltà, acquista più senso quando la viviamo nella verità.

La sincerità è il cammino più diretto verso il cuore delle persone.
(Arthur Schopenhauer)

Coltiviamola come dono quotidiano, con coraggio e delicatezza: sarà la nostra bussola per vivere con dignità e amare con autenticità.

Il Giardino Interiore rifiorisce


Cari amici del Giardino Interiore,

sono passati diversi anni dall’ultimo post, eppure questo spazio non si è mai davvero spento. Ogni tanto ricevevo notifiche di visualizzazioni, piccoli segni di passaggio, come orme leggere su un sentiero che pensavo silenzioso. A volte arrivava persino un commento: poche parole che hanno illuminato lo schermo e, a loro modo, il cuore.

È sorprendente accorgersi di come un luogo lasciato in sospeso possa continuare a vivere. È un po’ come accade in un vero giardino: anche se il giardiniere si allontana, l’erba cresce, le stagioni scorrono, qualche fiore spunta da solo, qualche seme viaggiatore si posa e mette radici. E quando si torna, ci si accorge che il giardino non è rimasto immobile, ma ha custodito dentro di sé una vita segreta.

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In questi anni ho attraversato altre stagioni, alcune luminose e altre più silenziose. Ci sono momenti della vita in cui si sente il bisogno di fermarsi, di ascoltare senza dire, di lasciare che le cose sedimentino. Per me il silenzio è stato un compagno prezioso, a volte leggero e altre volte più impegnativo, ma sempre capace di insegnare qualcosa.

Ho imparato che non scrivere non significa dimenticare, ma spesso significa custodire. Custodire i pensieri, custodire le domande, custodire persino il desiderio di condividere, fino a quando non matura il tempo giusto.

Ed è così che, piano piano, ho sentito riaffiorare in me la voglia di tornare qui. Non per riempire uno spazio, ma per farlo fiorire di nuovo.

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Riprendere a scrivere, dopo tanto tempo, non è semplice. È un po’ come quando si rientra in una casa lasciata chiusa: all’inizio si apre la porta con un po’ di timidezza, si lascia entrare l’aria nuova, si spolverano i mobili, si guarda fuori dalla finestra per capire come è cambiato il paesaggio.

Così sento il mio ritorno: un gesto di cura e di accoglienza. Vorrei che questo blog tornasse a essere ciò che è sempre stato — un giardino interiore, un luogo dove la parola non corre ma cammina, dove il pensiero si apre come un fiore, dove anche il silenzio ha spazio per respirare.

Non prometto ritmi serrati, non sarò mai una voce che insegue la fretta del mondo digitale. Ma desidero offrire qui quello che mi abita: riflessioni, emozioni, piccoli spunti di bellezza quotidiana, parole che magari risuonino anche in chi legge.

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Mi piace immaginare questo ritorno come un incontro. È come se ci ritrovassimo in un giardino dopo una lunga assenza: i semi, anche se invisibili, sono rimasti nella terra e ora cominciano a germogliare. Alcuni fiori saranno quelli di sempre, altri nuovi, nati dall’esperienza, dalle letture, dagli incontri, dai silenzi di questi anni.

Vorrei che questo spazio continuasse a essere una soglia: un luogo dove chi entra possa sentirsi accolto, possa sostare senza fretta, possa riconoscersi in una frase o in un’immagine. Un posto dove non ci sono confini rigidi, ma cammini che si intrecciano.

Ringrazio con gratitudine chi, in mia assenza, ha continuato a varcare questa soglia. Non importa se lo ha fatto solo per un attimo, o se ha sostato più a lungo: ognuno di quei passi ha mantenuto vivo il respiro di questo giardino.

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Ed eccomi qui, dunque, a riaprire le pagine di questo diario condiviso. Da oggi in poi, vorrei tornare a coltivarlo, senza l’ansia della perfezione ma con la gioia semplice di chi annaffia un fiore e aspetta di vederlo crescere.

Sarà un cammino lento e gentile. Non so ancora con precisione quali saranno i temi o le forme che prenderanno i prossimi articoli: lascerò che nascano come i fiori, ognuno con il proprio tempo, la propria stagione, il proprio colore. Alcuni saranno riflessioni più profonde, altri piccoli appunti quotidiani, altri ancora forse semplici fotografie interiori.

A chi vorrà, rivolgo un invito: tornate a passeggiare in questo giardino insieme a me. Portate con voi i vostri pensieri, i vostri silenzi, i vostri sguardi. Non servono commenti lunghi, basta anche una parola, o solo la presenza invisibile di chi legge: tutto questo renderà viva la scrittura.

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Concludo questo primo nuovo passo con una promessa lieve: scrivere qui non sarà un obbligo, ma un atto di gratitudine e di amore. E ogni volta che pubblicherò, sarà come aprire una finestra, lasciando entrare un raggio di luce che spero possa illuminare anche voi, per un attimo.

Grazie di cuore per aver custodito, in silenzio, il Giardino Interiore.

Ora è tempo di tornare a farlo fiorire.

Con affetto e riconoscenza,

Raffaella

venerdì 2 giugno 2017

La compassione è terapeutica

Illustrazione di Nadia Strelkina

C'era una volta un re che aveva una figlia di grande bellezza e straordinaria intelligenza.

La principessa soffriva però di una misteriosa malattia. Man mano che cresceva, si indebolivano le sue braccia e le sue gambe, mentre vista e udito si affievolivano. Molti medici avevano invano tentato di curarla.

Un giorno arrivò a corte un vecchio, del quale si diceva che conoscesse il segreto della vita. Tutti i cortigiani si affrettarono a chiedergli di aiutare la principessa malata. Il vecchio diede alla fanciulla un cestino di vimini, con un coperchio chiuso, e disse: «Prendilo e abbine cura. Ti guarirà».
Piena di gioia e attesa, la principessa aprì il coperchio, ma quello che vide la sbalordì dolorosamente. Nel cestino giaceva infatti un bambino, devastato dalla malattia, ancor più miserabile e sofferente di lei.

La principessa lasciò crescere nel suo cuore la compassione. Nonostante i dolori prese in braccio il bambino e cominciò a curarlo. Passarono i mesi: la principessa non aveva occhi che per il bambino. Lo nutriva, lo accarezzava, gli sorrideva. Lo vegliava di notte, gli parlava teneramente. Anche se tutto questo le costava una fatica intensa e dolorosa.

Quasi sette anni dopo, accadde qualcosa di incredibile. Un mattino, il bambino cominciò a sorridere e a camminare. La principessa lo prese in braccio e cominciò a danzare, ridendo e cantando. Leggera e bellissima come non era più da gran tempo. Senza accorgersene era guarita anche lei.

Signore, quando ho fame mandami qualcuno che ha bisogno di cibo; 
quando ho sete, mandami qualcuno che ha bisogno di acqua;
quando ho freddo, mandarmi qualcuno da riscaldare;
quando sono nella sofferenza, mandami qualcuno da consolare;
quando la mia croce diviene pesante, dammi la croce di un altro da condividere;
quando sono povero, portami qualcuno che è nel bisogno;
quando non ho tempo, dammi qualcuno da aiutare per un momento;
quando mi sento scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare;
quando sento il bisogno di essere compreso, dammi qualcuno che ha bisogno della mia comprensione;
quando vorrei che qualcuno si prendesse cura di me, mandami qualcuno di cui prendermi cura;
quando penso a me stesso, rivolgi i miei pensieri ad altri.
"La principessa" di Bruno Ferrero

Quanto ci insegna questo commovente e saggio testo!!!

"L'amore è un nutrimento per l'anima. Quello che il cibo è per il corpo, l'amore è per l'anima."
Osho

La parola compassione deriva dal latino “Cum Patior” che significa “soffro con” ed è un'emozione affine alla simpatia, all'empatia ed alla solidarietà e consiste nella immedesimazione nel dolore, nel vivere le stesse sensazioni del nostro prossimo.

Quando proviamo compassione, percepiamo una stretta al cuore, una sensazione dolorosa, partecipiamo personalmente alla sofferenza, condividendone la pena e provando il desiderio di alleviarla, al fine di contribuire attivamente al benessere altrui.

La compassione si concretizza in azioni gratuite, dettate dal cuore, che producono un beneficio in chi le riceve, aiutandolo non solo ad esprimere il dolore ma anche ad affrontarlo.

Fare del bene agli altri, aiuta anche noi stessi. Prodigandoci ad aiutare l'altro, riusciamo a trarre la forza interiore per superare le fragilità ed i malesseri, provando gratificazione e vitalità.  Proprio come la protagonista del testo è come una rinascita, una guarigione.

La compassione è la fioritura. E quando accade a una persona, milioni possono essere guariti. Chiunque si avvicini a quella persona verrà sanato. La compassione è terapeutica.
Osho

sabato 27 maggio 2017

Vivere a colori


Illustrazione di Alan Giana

"Io vivo appassionatamente la mia vita. Amo i suoi cambiamenti, il suo colore, i suoi movimenti.
Saper parlare, vedere, udire, camminare, avere la musica, avere la pittura.
Tutto questo è davvero un miracolo."
Arthur Rubinstein

"Lo scopo della vita è vivere e, vivere, significa essere consapevoli, gioiosamente, divinamente, serenamente e con ebbrezza."
Henry Miller

"Non possiamo sapere cosa ci potrà accadere nello strano intreccio della vita.
Noi però possiamo decidere cosa deve accadere dentro di noi, come possiamo affrontare le cose, e quale decisione prendere, e in fin dei conti è ciò che veramente conta."
J. F. Newton


Queste, e numerose altre citazioni, ci fanno comprendere il dono della vita e l'importanza di impegnarci a viverla al meglio.

Quante volte, invece, focalizziamo la nostra attenzione sulle delusioni e sui fallimenti e non ci accorgiamo delle meraviglie da cui siamo circondati! 

Il segreto per vivere serenamente è saperci concentrare sulle cose belle, impedendo ai pensieri negativi ed ai problemi di intristire la nostra mente. 

Un buona abitudine è quella di assumere atteggiamenti, pensieri e comportamenti, finalizzati al superamento delle sfide, anziché verso la preoccupazione.

Generalmente i nostri "problemi" sono come il punto nero sulla carta e, solo riuscendo a ridimensionarli, possiamo considerarli spesso insignificanti di fronte a ciò che abbiamo a disposizione.

A tal proposito, condivido con voi, un interessante racconto che vi espongo qui di seguito.

IL PUNTO NERO
(traduzione da Punto negro, www.cipecar.org)

Un giorno un insegnante arrivò in classe e disse agli studenti di prepararsi per un quiz a sorpresa.
Tutti erano nervosi, spaventati dalla prova imminente.
Mentre l'insegnante stava distribuendo un foglio chiese di non guardare il foglio, fino a quando lui non avesse dato il via alla prova.
Una volta che tutti i fogli furono distribuiti diede l’autorizzazione a voltare il foglio e vedere il contenuto.
Con grande sorpresa di tutti si trattava di un foglio bianco con in mezzo un punto nero.
Vedendo il volto sorpreso di tutti i suoi studenti, il professore disse: "Ora scrivete una riflessione su ciò che state vedendo".
Tutti i giovani, confusi, cominciarono a pensare e scrivere su ciò che vedevano.
Trascorso il tempo, l'insegnante raccolse i fogli, li pose sulla scrivania e cominciò a leggere ad alta voce quanto gli studenti avevano scritto.
Tutti, senza eccezione avevano fatto una relazione sul punto nero, con le più diverse considerazioni.
Dopo la lettura, disse:
“Questo test non servirà per il voto, ma come lezione di vita. Nessuno ha parlato della pagina bianca, avete dedicato tutta la vostra attenzione al punto nero. 
E’ ciò che accade nella nostra vita.
La vita è un foglio interamente bianco da vedere e godere, ma ci concentriamo sui punti neri.
La vita è un dono della natura, ci è data con affetto e amore, abbiamo tante ragioni per far festa per gli amici che ci sostengono, il lavoro che ci sostiene, i miracoli che accadono ogni giorno, eppure insistiamo a guardare il punto nero, i problemi di salute, la mancanza di soldi, il difficile rapporto con i familiari,  una delusione con il partner, con un amico...
I punti neri sono minimi rispetto a quello che ci viene donato ogni giorno, eppure occupano la nostra mente in ogni momento. 
Cercate di prestare attenzione a tutta la pagina bianca e non solo ai punti neri. 
Cogliete ogni benedizione, ogni momento che la vita ci sta offrendo, state tranquilli, abbiate fiducia, datevi da fare, «esistete», vivete felici”.