lunedì 18 agosto 2025

Il Giardino Interiore rifiorisce


Cari amici del Giardino Interiore,

sono passati diversi anni dall’ultimo post, eppure questo spazio non si è mai davvero spento. Ogni tanto ricevevo notifiche di visualizzazioni, piccoli segni di passaggio, come orme leggere su un sentiero che pensavo silenzioso. A volte arrivava persino un commento: poche parole che hanno illuminato lo schermo e, a loro modo, il cuore.

È sorprendente accorgersi di come un luogo lasciato in sospeso possa continuare a vivere. È un po’ come accade in un vero giardino: anche se il giardiniere si allontana, l’erba cresce, le stagioni scorrono, qualche fiore spunta da solo, qualche seme viaggiatore si posa e mette radici. E quando si torna, ci si accorge che il giardino non è rimasto immobile, ma ha custodito dentro di sé una vita segreta.

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In questi anni ho attraversato altre stagioni, alcune luminose e altre più silenziose. Ci sono momenti della vita in cui si sente il bisogno di fermarsi, di ascoltare senza dire, di lasciare che le cose sedimentino. Per me il silenzio è stato un compagno prezioso, a volte leggero e altre volte più impegnativo, ma sempre capace di insegnare qualcosa.

Ho imparato che non scrivere non significa dimenticare, ma spesso significa custodire. Custodire i pensieri, custodire le domande, custodire persino il desiderio di condividere, fino a quando non matura il tempo giusto.

Ed è così che, piano piano, ho sentito riaffiorare in me la voglia di tornare qui. Non per riempire uno spazio, ma per farlo fiorire di nuovo.

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Riprendere a scrivere, dopo tanto tempo, non è semplice. È un po’ come quando si rientra in una casa lasciata chiusa: all’inizio si apre la porta con un po’ di timidezza, si lascia entrare l’aria nuova, si spolverano i mobili, si guarda fuori dalla finestra per capire come è cambiato il paesaggio.

Così sento il mio ritorno: un gesto di cura e di accoglienza. Vorrei che questo blog tornasse a essere ciò che è sempre stato — un giardino interiore, un luogo dove la parola non corre ma cammina, dove il pensiero si apre come un fiore, dove anche il silenzio ha spazio per respirare.

Non prometto ritmi serrati, non sarò mai una voce che insegue la fretta del mondo digitale. Ma desidero offrire qui quello che mi abita: riflessioni, emozioni, piccoli spunti di bellezza quotidiana, parole che magari risuonino anche in chi legge.

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Mi piace immaginare questo ritorno come un incontro. È come se ci ritrovassimo in un giardino dopo una lunga assenza: i semi, anche se invisibili, sono rimasti nella terra e ora cominciano a germogliare. Alcuni fiori saranno quelli di sempre, altri nuovi, nati dall’esperienza, dalle letture, dagli incontri, dai silenzi di questi anni.

Vorrei che questo spazio continuasse a essere una soglia: un luogo dove chi entra possa sentirsi accolto, possa sostare senza fretta, possa riconoscersi in una frase o in un’immagine. Un posto dove non ci sono confini rigidi, ma cammini che si intrecciano.

Ringrazio con gratitudine chi, in mia assenza, ha continuato a varcare questa soglia. Non importa se lo ha fatto solo per un attimo, o se ha sostato più a lungo: ognuno di quei passi ha mantenuto vivo il respiro di questo giardino.

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Ed eccomi qui, dunque, a riaprire le pagine di questo diario condiviso. Da oggi in poi, vorrei tornare a coltivarlo, senza l’ansia della perfezione ma con la gioia semplice di chi annaffia un fiore e aspetta di vederlo crescere.

Sarà un cammino lento e gentile. Non so ancora con precisione quali saranno i temi o le forme che prenderanno i prossimi articoli: lascerò che nascano come i fiori, ognuno con il proprio tempo, la propria stagione, il proprio colore. Alcuni saranno riflessioni più profonde, altri piccoli appunti quotidiani, altri ancora forse semplici fotografie interiori.

A chi vorrà, rivolgo un invito: tornate a passeggiare in questo giardino insieme a me. Portate con voi i vostri pensieri, i vostri silenzi, i vostri sguardi. Non servono commenti lunghi, basta anche una parola, o solo la presenza invisibile di chi legge: tutto questo renderà viva la scrittura.

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Concludo questo primo nuovo passo con una promessa lieve: scrivere qui non sarà un obbligo, ma un atto di gratitudine e di amore. E ogni volta che pubblicherò, sarà come aprire una finestra, lasciando entrare un raggio di luce che spero possa illuminare anche voi, per un attimo.

Grazie di cuore per aver custodito, in silenzio, il Giardino Interiore.

Ora è tempo di tornare a farlo fiorire.

Con affetto e riconoscenza,

Raffaella

venerdì 2 giugno 2017

La compassione è terapeutica

Illustrazione di Nadia Strelkina

C'era una volta un re che aveva una figlia di grande bellezza e straordinaria intelligenza.

La principessa soffriva però di una misteriosa malattia. Man mano che cresceva, si indebolivano le sue braccia e le sue gambe, mentre vista e udito si affievolivano. Molti medici avevano invano tentato di curarla.

Un giorno arrivò a corte un vecchio, del quale si diceva che conoscesse il segreto della vita. Tutti i cortigiani si affrettarono a chiedergli di aiutare la principessa malata. Il vecchio diede alla fanciulla un cestino di vimini, con un coperchio chiuso, e disse: «Prendilo e abbine cura. Ti guarirà».
Piena di gioia e attesa, la principessa aprì il coperchio, ma quello che vide la sbalordì dolorosamente. Nel cestino giaceva infatti un bambino, devastato dalla malattia, ancor più miserabile e sofferente di lei.

La principessa lasciò crescere nel suo cuore la compassione. Nonostante i dolori prese in braccio il bambino e cominciò a curarlo. Passarono i mesi: la principessa non aveva occhi che per il bambino. Lo nutriva, lo accarezzava, gli sorrideva. Lo vegliava di notte, gli parlava teneramente. Anche se tutto questo le costava una fatica intensa e dolorosa.

Quasi sette anni dopo, accadde qualcosa di incredibile. Un mattino, il bambino cominciò a sorridere e a camminare. La principessa lo prese in braccio e cominciò a danzare, ridendo e cantando. Leggera e bellissima come non era più da gran tempo. Senza accorgersene era guarita anche lei.

Signore, quando ho fame mandami qualcuno che ha bisogno di cibo; 
quando ho sete, mandami qualcuno che ha bisogno di acqua;
quando ho freddo, mandarmi qualcuno da riscaldare;
quando sono nella sofferenza, mandami qualcuno da consolare;
quando la mia croce diviene pesante, dammi la croce di un altro da condividere;
quando sono povero, portami qualcuno che è nel bisogno;
quando non ho tempo, dammi qualcuno da aiutare per un momento;
quando mi sento scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare;
quando sento il bisogno di essere compreso, dammi qualcuno che ha bisogno della mia comprensione;
quando vorrei che qualcuno si prendesse cura di me, mandami qualcuno di cui prendermi cura;
quando penso a me stesso, rivolgi i miei pensieri ad altri.
"La principessa" di Bruno Ferrero

Quanto ci insegna questo commovente e saggio testo!!!

"L'amore è un nutrimento per l'anima. Quello che il cibo è per il corpo, l'amore è per l'anima."
Osho

La parola compassione deriva dal latino “Cum Patior” che significa “soffro con” ed è un'emozione affine alla simpatia, all'empatia ed alla solidarietà e consiste nella immedesimazione nel dolore, nel vivere le stesse sensazioni del nostro prossimo.

Quando proviamo compassione, percepiamo una stretta al cuore, una sensazione dolorosa, partecipiamo personalmente alla sofferenza, condividendone la pena e provando il desiderio di alleviarla, al fine di contribuire attivamente al benessere altrui.

La compassione si concretizza in azioni gratuite, dettate dal cuore, che producono un beneficio in chi le riceve, aiutandolo non solo ad esprimere il dolore ma anche ad affrontarlo.

Fare del bene agli altri, aiuta anche noi stessi. Prodigandoci ad aiutare l'altro, riusciamo a trarre la forza interiore per superare le fragilità ed i malesseri, provando gratificazione e vitalità.  Proprio come la protagonista del testo è come una rinascita, una guarigione.

La compassione è la fioritura. E quando accade a una persona, milioni possono essere guariti. Chiunque si avvicini a quella persona verrà sanato. La compassione è terapeutica.
Osho

sabato 27 maggio 2017

Vivere a colori


Illustrazione di Alan Giana

"Io vivo appassionatamente la mia vita. Amo i suoi cambiamenti, il suo colore, i suoi movimenti.
Saper parlare, vedere, udire, camminare, avere la musica, avere la pittura.
Tutto questo è davvero un miracolo."
Arthur Rubinstein

"Lo scopo della vita è vivere e, vivere, significa essere consapevoli, gioiosamente, divinamente, serenamente e con ebbrezza."
Henry Miller

"Non possiamo sapere cosa ci potrà accadere nello strano intreccio della vita.
Noi però possiamo decidere cosa deve accadere dentro di noi, come possiamo affrontare le cose, e quale decisione prendere, e in fin dei conti è ciò che veramente conta."
J. F. Newton


Queste, e numerose altre citazioni, ci fanno comprendere il dono della vita e l'importanza di impegnarci a viverla al meglio.

Quante volte, invece, focalizziamo la nostra attenzione sulle delusioni e sui fallimenti e non ci accorgiamo delle meraviglie da cui siamo circondati! 

Il segreto per vivere serenamente è saperci concentrare sulle cose belle, impedendo ai pensieri negativi ed ai problemi di intristire la nostra mente. 

Un buona abitudine è quella di assumere atteggiamenti, pensieri e comportamenti, finalizzati al superamento delle sfide, anziché verso la preoccupazione.

Generalmente i nostri "problemi" sono come il punto nero sulla carta e, solo riuscendo a ridimensionarli, possiamo considerarli spesso insignificanti di fronte a ciò che abbiamo a disposizione.

A tal proposito, condivido con voi, un interessante racconto che vi espongo qui di seguito.

IL PUNTO NERO
(traduzione da Punto negro, www.cipecar.org)

Un giorno un insegnante arrivò in classe e disse agli studenti di prepararsi per un quiz a sorpresa.
Tutti erano nervosi, spaventati dalla prova imminente.
Mentre l'insegnante stava distribuendo un foglio chiese di non guardare il foglio, fino a quando lui non avesse dato il via alla prova.
Una volta che tutti i fogli furono distribuiti diede l’autorizzazione a voltare il foglio e vedere il contenuto.
Con grande sorpresa di tutti si trattava di un foglio bianco con in mezzo un punto nero.
Vedendo il volto sorpreso di tutti i suoi studenti, il professore disse: "Ora scrivete una riflessione su ciò che state vedendo".
Tutti i giovani, confusi, cominciarono a pensare e scrivere su ciò che vedevano.
Trascorso il tempo, l'insegnante raccolse i fogli, li pose sulla scrivania e cominciò a leggere ad alta voce quanto gli studenti avevano scritto.
Tutti, senza eccezione avevano fatto una relazione sul punto nero, con le più diverse considerazioni.
Dopo la lettura, disse:
“Questo test non servirà per il voto, ma come lezione di vita. Nessuno ha parlato della pagina bianca, avete dedicato tutta la vostra attenzione al punto nero. 
E’ ciò che accade nella nostra vita.
La vita è un foglio interamente bianco da vedere e godere, ma ci concentriamo sui punti neri.
La vita è un dono della natura, ci è data con affetto e amore, abbiamo tante ragioni per far festa per gli amici che ci sostengono, il lavoro che ci sostiene, i miracoli che accadono ogni giorno, eppure insistiamo a guardare il punto nero, i problemi di salute, la mancanza di soldi, il difficile rapporto con i familiari,  una delusione con il partner, con un amico...
I punti neri sono minimi rispetto a quello che ci viene donato ogni giorno, eppure occupano la nostra mente in ogni momento. 
Cercate di prestare attenzione a tutta la pagina bianca e non solo ai punti neri. 
Cogliete ogni benedizione, ogni momento che la vita ci sta offrendo, state tranquilli, abbiate fiducia, datevi da fare, «esistete», vivete felici”. 

sabato 16 aprile 2016

Il Signore è la nostra Cura

La clinica del Signore

Sono stato nella clinica del Signore a farmi dei controlli di routine e ho constatato che ero ammalato…
Quando il Signore mi ha misurato la pressione ha visto che avevo la “TENEREZZA” bassa...
Nel misurarmi la temperatura, il termometro ha registrato 40° di “ANSIETA’”…
Mi ha fatto un elettrocardiogramma e la diagnosi è stata che avevo bisogno di diversi by-pass di “AMORE” perché le mie arterie erano bloccate dalla SOLITUDINE e non irroravano il mio cuore vuoto…
Sono andato in Ortopedia, dato che non potevo camminare a fianco del mio fratello e non potevo dargli il mio abbraccio fraterno, perché mi ero fratturato inciampando con l’INVIDIA…
Mi ha riscontrato anche una MIOPIA, dato che non potevo vedere al di là delle cose negative del mio prossimo...
Quando ho detto che ero SORDO, il Signore mi ha diagnosticato che avevo tralasciato di ascoltare ogni giorno la Sua voce...
E’ per questo che Lui mi ha fatto una consulenza gratuita e, grazie alla Sua grande Misericordia, prometto che uscendo da questa Clinica, prenderò solamente le medicine naturali che mi ha prescritto attraverso la Sua verità:
Appena alzato dal letto, bere un bicchiere di RICONOSCENZA.
Prima di andare al lavoro, prendere un cucchiaio di PACE.
Ad ogni ora, ingerire una compressa di PAZIENZA e una coppa di UMILTA’.
Al ritorno a casa, iniettarmi una dose di AMORE.
E, prima di andare a letto, prendere due capsule di COSCIENZA TRANQUILLA.
Non deprimerti, né disperarti, prima di vivere questo giorno.
Dio sa come ti senti, Lui sa perfettamente quello che sta succedendo nella tua vita, proprio in questo momento. Il disegno di Dio su di te è meravigliosamente perfetto!
Egli desidera mostrarti molte cose che comprenderai solamente stando nel posto dove attualmente stai ora e nella condizione in cui vivi in questo posto.
DIO TI BENEDICA SEMPRE!!!
Citazione

Troppe volte la nostra mente è distratta da cose futili e si lascia coinvolgere dal frastuono e dalla superficialità del mondo circostante.
Con questo atteggiamento ci allontaniamo dal nostro centro, proviamo insoddisfazione e ci deprimiamo. Ciò ci capita quando non diamo il giusto ascolto al Signore che ci ama immensamente e che rappresenta la nostra Forza e la Cura dei nostri malesseri interiori.

Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. - Matteo 11:28.

Non perdiamo il contatto con la preghiera che ci consente di entrare in comunione con il Signore perché solo mettendo in pratica i Suoi insegnamenti ed accettando la Sua dolcissima Cura, la nostra esistenza sarà nella gioia!

Raffaella Rosati


mercoledì 12 agosto 2015

La vera bellezza del cuore

Angelo dell'Amore
Illustrazione "L'Angelo dell'Amore"

Il cuore più bello

C'era una volta un popolo, da qualche parte nel mondo, che aveva la capacità di vedere dentro l'anima dei propri simili.
Molti, in quel popolo, erano uomini saggi, che sapevano fare tesoro di questa dote speciale.
Ma erano anche loro uomini.
Anche loro, molte volte, si comportavano in modo stolto ed arrogante.
Un giorno, un giovane cominciò ad urlare a gran voce, in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata.
Tutti quanti, servendosi del loro dono, glielo ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. 
Erano tutti concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s'insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso.
All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: "Beh, a dire il vero... il tuo cuore è molto meno bello del mio."
Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti: della folla, e del ragazzo.
Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici.
C'erano zone dalle quali erano stati asportati dei pezzi, rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto.
Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi.
Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello.
Il giovane guardò com'era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: "Starai scherzando!", disse. "Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime."
"E' vero!", ammise il vecchio.
"Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel'ho dato, e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro, per colmare il vuoto lasciato nel mio. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi e così ho qualche bitorzolo, a cui però sono affezionato: ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso.
Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini.
Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che ho provato anche per queste persone... e chissà? Forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, perchè il mio cuore è più bello?"
Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime copiose gli rigavano il volto, ora che aveva compreso. E si vergognò. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'offrì con le mani che tremavano.
Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita fresca rimasta aperta nel cuore del giovane.
Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo.
Il giovane guardò il suo cuore, che non era più "il cuore più bello del mondo", eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.
Da una storiella indiana


Riflettendo su questo significativo e commovente racconto, comprendiamo quanto è importante la nostra interiorità.

Non dovremmo mai rimanere all'apparenza, ma scendere nel profondo della nostra anima.

Che grande vittoria il passaggio dalla superficialità alla ricchezza interiore!

Non dovremmo mai fermarci alla mera esteriorità ma riconoscere noi stessi negli altri, aprire loro il nostro cuore e permettere che sia sempre colmo d'amore. 

La capacità di fare del bene agli altri rappresenta la nostra vera ricchezza: non chiudiamoci nell'indifferenza, nell'egoismo, ma alimentiamo la nostra esistenza con quei valori etici che ci fanno aprire all'altro, che fanno sorgere dentro di noi il desiderio di sentirci utili e disponibili ad aiutare.

Come scriveva Amadeus Voldben: "La chiave della vita, la chiave che apre tutte le porte è l'Amore.
Amore è forza che tiene unita la vita, è legame che sostiene il tutto come unico corpo. Senza l'Amore la vita sarebbe impossibile. 
Come le pietre senza cemento cadono in macerie al primo urto, così le opere dell'uomo rette dall'egoismo e prive dell'amore. 
Solo l'amore è cemento che tiene unite tutte le cose in legame indistruttibile".

Non siamo soli. Tanto possiamo fare per gli altri! Il nostro cuore diventa bello se siamo in grado di dare un po' del nostro tempo, consigli, solidarietà, incoraggiamento. 

Pensiamo alla gioia di aver fatto sorridere una persona afflitta, di aver dato una speranza, di aver sollevato un animo depresso!

La vera nostra gioia interiore è la sensazione di soddisfazione e di pace che proviamo quando prestiamo il nostro aiuto a chi soffre e cogliamo in lui un miglioramento delle sue condizioni.

"L'oro della nostra vita è la nostra interiorità, profonda, inafferrabile, difficile da esplorare e da sottrarre al nostro io, anche perché è la cosa che più di ogni altra ci permette di vivere."
Anonimo

Non lasciamoci trasportare da ciò che è effimero, superfluo e ricordiamoci sempre che la vera bellezza è la purezza del nostro cuore: non è ciò che riceviamo ad arricchirci ma ciò che doniamo con gioia, disinteressatamente! 

L'augurio che rivolgo a me stessa e a tutti voi: l'amore stimoli sempre ogni pensiero e sentimento, da cui derivino le nostre parole ed azioni!

Raffaella Rosati