Cari amici del Giardino Interiore,
qualche volta mi fermo ad ascoltare con attenzione i pensieri che attraversano la mia mente durante la giornata. Non quelli grandi e solenni, ma quelli piccoli, quasi impercettibili, che scorrono silenziosamente mentre faccio le cose di sempre: mentre preparo il caffè del mattino, mentre sistemo la casa, oppure mentre cammino per strada con la mente un po’ assorta.
Ed è proprio in quei momenti che mi accorgo di una cosa curiosa: non tutte le parole che risuonano dentro di noi sono davvero nostre.
Molte arrivano da lontano.
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Ci sono frasi che abbiamo ascoltato tante volte durante l’infanzia e l’adolescenza. Parole dette da genitori, insegnanti, persone che ci hanno accompagnato nella crescita. Alcune erano incoraggiamenti sinceri, piccoli semi di fiducia che qualcuno ha piantato dentro di noi. Altre, forse, erano semplicemente il modo in cui chi ci stava accanto vedeva il mondo, con le proprie paure, le proprie aspettative, i propri limiti.
Con il passare degli anni, però, quelle parole possono trasformarsi in una specie di eco interiore.
Restano lì, come un sottofondo che continua a parlare anche quando nessuno lo pronuncia più.
A volte ci sorprendiamo a dirci:
“Non sono capace.”
“Dovrei fare di più.”
“Non è abbastanza.”
E ci sembra che quella voce sia la nostra.
Ma se ascoltiamo con più attenzione, scopriamo che forse non lo è del tutto.
Forse è una frase che abbiamo imparato molto tempo fa e che, senza accorgercene, abbiamo continuato a ripetere.
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Altre volte accade il contrario.
Dentro di noi vivono anche parole luminose: frasi che qualcuno ci ha donato con amore e che, negli anni, sono diventate una piccola sorgente di forza.
Magari una parola di incoraggiamento ricevuta in un momento difficile.
Oppure un semplice “ce la puoi fare” detto con fiducia.
Sono parole che restano come una carezza invisibile e che, nei momenti più incerti, tornano a sostenerci.
È sorprendente pensare a quanto le parole possano abitare dentro di noi così a lungo.
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Crescere, in fondo, non significa soltanto accumulare esperienze.
Significa anche imparare a riconoscere le parole che portiamo dentro.
Alcune meritano di restare.
Sono quelle che incoraggiano, che sostengono, che ricordano il nostro valore anche quando attraversiamo giornate difficili.
Altre, invece, possiamo imparare lentamente a lasciarle andare.
Non con rabbia, non con giudizio, ma con quella consapevolezza che nasce quando iniziamo davvero a conoscerci.
Perché non tutte le parole che abbiamo interiorizzato raccontano chi siamo oggi.
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Credo che una parte della maturità emotiva nasca proprio qui: nel momento in cui comprendiamo che possiamo scegliere.
Possiamo scegliere quali parole continuare ad ascoltare.
Possiamo scegliere quali pensieri nutrire.
Possiamo scegliere, poco alla volta, di diventare più gentili con noi stessi.
È un passaggio importante, quasi una piccola svolta interiore.
Significa smettere di vivere soltanto attraverso le parole ricevute e iniziare a costruire, con pazienza, la propria voce.
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Naturalmente non è qualcosa che accade da un giorno all’altro.
È un lavoro silenzioso, fatto di attenzione e di delicatezza.
Un po’ come quando si cura un giardino: alcune piante crescono spontaneamente e portano bellezza, altre invece vanno potate perché non tolgano spazio alla luce.
Lo stesso accade con i pensieri che coltiviamo.
Se impariamo ad osservarli con calma, senza giudicarli troppo in fretta, possiamo capire quali nutrono la nostra vita e quali invece la appesantiscono.
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Forse ogni tanto vale la pena fermarsi e domandarsi con semplicità:
Questa parola che mi ripeto… è davvero mia?
Mi aiuta a crescere, oppure mi trattiene?
Mi rende più libera oppure più severa con me stessa?
Non serve trovare subito tutte le risposte.
A volte basta restare in ascolto.
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Nel silenzio dell’attenzione, poco alla volta, la nostra voce autentica trova il modo di emergere.
Ed è una voce diversa.
Una voce più pacata, meno giudicante, più comprensiva.
Una voce che non pretende la perfezione, ma invita alla crescita.
Una voce che sa accogliere anche le fragilità come parte del cammino.
Quando impariamo ad ascoltarla, qualcosa dentro di noi si distende.
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Nel Giardino Interiore mi piace pensare che ogni parola sia un seme.
Alcuni semi portano fiori di fiducia.
Altri, se non li riconosciamo, possono far crescere piante che ci tolgono energia.
Sta a noi, con il tempo, imparare a distinguerli.
E scegliere con cura quali coltivare.
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Con affetto e gratitudine per il tempo che condividiamo qui,
vi auguro una giornata serena e uno sguardo sempre più gentile verso voi stessi.
Perché, a volte, la trasformazione più importante non avviene fuori di noi, ma nel modo in cui impariamo a parlarci dentro.
Un caro saluto a tutti voi,
Raffaella

2 commenti:
Ti immagino mentre attraversi il tuo giardino con la mente assorta nei pensieri e guardandoti intorno inizi ad armonizzare la tua interiorità. È vero, alcune volte le parole possono lasciare impronte talmente marcate da convincerci di essere persone sbagliate, ma il discernimento e il giusto ascolto interiore possono compiere piccoli miracoli di rinascita. Non tutte le parole, per fortuna arrivano a ferire, ci sono anche quelle dette con gentilezza che come un vento gentile soffiano via pesi inutili, zavorre che non ci permettono di vivere con leggerezza. Ma è lì nel silenzio e nell' incontro con noi stessi che riusciamo a comprendere il nostro valore e a donarci le frasi più belle. Grazie per questa passeggiata serale dove il tuo pensiero era un vento leggero che lasciava ondeggiare le chiome alberate del tuo giardino, portando via filati di pensieri che scuciti dalle trame di pesi emotivi hanno permesso all' anima di liberarsi da questi vincoli limitanti. Grazie per questo tuo scritto. Un caro saluto. Lory.
Cara Lory, leggere le tue parole è stato come fermarmi nel mio giardino… e sentire che qualcuno cammina accanto a me, con tanta delicatezza.
Hai saputo trasformare il mio scritto in immagini ancora più leggere e profonde, e questo mi ha toccata davvero.
È bello quando le parole non si fermano a chi le scrive, ma continuano a vivere nel sentire di chi le accoglie.
Sì, esiste quel vento gentile di cui parli… e forse nasce proprio quando iniziamo ad ascoltarci con più rispetto, lasciando andare ciò che non ci appartiene più.
Grazie per la tua sensibilità e per questo dono così prezioso.
Ti abbraccio con affetto
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